Canne al vento

Canne al vento
"Mi piego ma non mi spezzo" (Jean De La Fontaine)

30 gennaio 2018

CANTO ALLA LUNA



La luna a cui mi rivolgo
non ha né forma né colore
né lucentezza né chiarore
non oscura né abbaglia
non ammalia né illumina
non seduce né innamora
non ispira né respira
non traduce sogni, ricordi o speranze
in incantesimi o malie
non fantastica con il mio cuore
non mi riduce né mi estende
non fa l'amore nè la guerra
non alza né abbassa le maree
né la temperatura del mio corpo onirico
non accoglie ululati né preghiere
non finisce dove inizia il cielo
non si specchia in nessun lago
dal riflesso incantato
non si unisce al mio grembo per fecondarlo
non allatta i miei sentimenti
con sangue, ovuli e fermenti
non si presta a tutte le allucinazioni
che la mente ha creato
la luna a cui mi rivolgo non esiste
dentro a tutte queste parole
è il mio canto silente
di quando sono nuda e trasparente
e mi abbraccia come fosse una circonferenza cava
la mia danza dell'amore

(Cecilia Martino)


Se vuoi, lasciati ispirare da un haiku al giorno della mia raccolta AI MARGINI DEL NULLA 


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Beethoven - Sonata Chiaro di Luna 






15 gennaio 2018

#FILM COCO, L'IMPORTANZA DEGLI ANTENATI E DEI SOGNI RIBELLI



Il viaggio tra gli spiriti defunti del dodicenne Miguel alla ricerca del segreto di famiglia, ovvero come risanare il dialogo perduto con l'anima - le proprie origini - e incarnare il proprio Destino. Il viaggio del piccolo eroe protagonista del film d'animazione Coco, diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, è un vero e proprio viaggio sciamanico di caccia all'anima, con tanto di spiriti guida animali e altri fantastici dettagli su cui non mi dilungo affinché ciascuno possa riconoscerli nella sua personale visione del film che, ovviamente, consiglio. 




IL DIALOGO CON GLI ANTENATI

Che si dialoghi con essi mediante una accentuata ritualizzazione secondo un approccio più sciamanico oppure mediante una celebrazione più "intimista" e meditativa, la sostanza non cambia: è l'essenza spirituale, animica o animista della vita che si va a contattare, ricordandone l'importanza per mettere radici su questa terra. Ricordare l'importanza del nostro albero genealogico non vuol dire identificarci con tutte le problematiche legate alla parentela di sangue, anzi. Vuol dire accogliere ciò che ci spetta come parte della nostra "storia personale" nel tempo storico della nostra incarnazione attuale e dei nostri legami di parentela, vuol dire prendere tutto questo e svuotarlo di significato personale. Sembra un paradosso ... e infatti lo è, come ogni mistero che si rispetti. Il divino non può che essere paradossale! In un certo senso è come celebrare l'importanza della tradizione familiare per negarne l'importanza, o meglio negarne l'importanza "oggettiva" per restituire il corso delle nostre vicende di famiglia al tempo che spetta loro: quello del mito.  



OFRENDAS, RITO E CELEBRAZIONE DELL'AMORE 

Cosa sono le tradizioni se non storie che si tramandano di generazione in generazione, racconti che perpetuano ricordi veicolando e molto spesso vincolando (come nel caso del film "Coco") destini. Solo chi non viene ricordato muore davvero, è questo ciò che scopre il piccolo Miguel nel suo viaggio tra i mondi. L'importanza dell'ofrenda e dell'esposizione della foto nell'altare di famiglia sostiene la necessità di essere ricordati per non "morire definitivamente". La morte, di fatto non esiste se non come concetto culturale (approfondisci in questo articolo: Lo stato intermedio, quella "gaffe" chiamata morte)


Di nuovo, ricordare l’importanza dell’albero genealogico vuol dire restituirlo alla sua essenza simbolica e renderlo potente viatico per compiere qualcos'altro, che è il sacro della nostra vita qui e ora, dove non esiste che un unico tempo, quello della presenza e un unico tempio, la consapevolezza, un unico fondamentale rito senza il quale la vita sarebbe impossibile: il respiro. Ogni membro del nostro albero genealogico è il ramo di un albero che ha radici molto più profonde e sconfinate di quelle a cui solitamente vogliamo affidare le nostre preghiere e benedizioni, è il meraviglioso campo universale così ben rappresentato in un altro film (Avatar) dallo Spirito della Grande Madre Eywa (ne ho scritto qui: Il significato esoterico di Avatar e Pandora. Essere animisti vuol dire tornare a dialogare con tale parte invisibile della realtà, benedicendola e propiziandola con l'ardore della nostra fede e dell'amore, vuol dire incorporare letteralmente lo spirito di ogni cosa, evento, situazione, avi e antenati inclusi. Vuol dire ripristinare il contatto tra viventi e morenti accogliendo la ciclicità del tempo non come una suggestiva teoria a cui aggrapparsi per non fare niente di significativo e lasciarsi esistere fatalisticamente ispirati da un "tutto va come deve andare", ma come visione creativa dell'esistenza in grado di allinearsi talmente a fondo a uno specifico destino, da poterlo persino cambiare. 

DESTINO O KARMA FAMILIARE?

Se sei nato per fare l'artista e qualcosa nella tua vita - magari nella forma proprio di un impedimento imposto dai familiari come nel caso di Miguel nel film - ti impedisce di esprimerlo liberamente e totalmente, probabilmente c'è qualcosa che ancora non sei stato in grado di vedere (vedere ha a che fare con Visione). Qualcosa che attiene alla sfera dell'invisibile, appunto, e che magari ha le sembianze di un tuo trisavolo. Se vuoi, approfondisci in questo articolo: "Scoprire la missione della propria vita e fare scelte davvero libere"




TORNARE A CASA ... 

Il monito tanto caro al Buddha di “ricordare chi siamo”, dunque, non è un tornare a casa e non trovarci nessuno, ma un tornare a Casa e trovare tutta la molteplicità del reale e poterla accogliere senza esserne più schiacciati, anzi trovando in essa molti validi alleati. Accogliere disidentificandosi, non uscire dal mondo ma esplorare il mondo con la visione aperta dell’occhio interiore in grado di risanare l’unica vera grande colpa di cui siamo artefici: l’interruzione del dialogo con l’anima. Se siamo peccatori non lo siamo nel senso cristiano del termine, ma nel senso originario del termine, etimologico: "peccato" vuol dire "mancare il bersaglio", oppure in un’altra accezione, "che sta all'esterno". In entrambi i casi, indica una devianza dalla giusta direzione. La direzione è quella dell’anima, del cammino spirituale, interiore, animico, esoterico. (Leggi anche: Sentirsi a casa ovunque)



COME RIAPPACIFICARSI CON GLI ANTENATI

Le costellazioni familiari sono forse uno dei metodi più conosciuti. Paternità: Bert Hellinger. Tuttavia si stanno sempre più diffondendo approcci diversi che offrono visioni complementari, se non del tutto originali, al tema della psicogenealogia familiare e transgenerazionale. Di impronta sciamanica, visionaria e poetica quella proposta dall'Imaginal Academy di Selene Calloni Williams. Durante un ritiro di yoga sciamanico in Grecia ho sperimentato  la potenza di questo approccio, partecipando in prima persona alla mia costellazione familiare. Leggi i racconti del mio viaggio in Grecia con Voyagesillumination

Thich Nath Hanh dedica alcune pagine molto significative al culto degli antenati nel suo libro "Paura", a conferma del fatto che essere cultori della Presenza e di un approccio più contemplativo estatico di indole zen non vuol dire rifiutare, reprimere, ignorare il "passato", in quanto tutto è simultaneamente presente nel medesimo istante del qui e ora. Riporto un brano tratto dal libro, dedicato alla "Pratica di accettare i nostri antenati": 

"Per accettare sinceramente gli altri così come sono dobbiamo cominciare con l'accettare noi stessi. Se non riusciamo ad accettarci come siamo, non riusciamo mai ad accettare gli altri. Quando guardo a me stesso vedo cose positive, ammirevoli e addirittura straordinarie, ma so anche che in me ci sono lati negativi. Così dovrò prima riconoscere e accettare me stesso. Inspirando ed espirando visualizzate i vostri antenati e scorgetene i lati positivi e negativi.  Siate determinati ad accettarli tutti come vostri antenati senza esitazione.


Cari antenati, io sono voi, con tutti i vostri punti di forza e di debolezza. Vedo che in voi ci sono semi positivi e negativi. Comprendo che siete stati fortunati e che i semi buoni come la bontà d'animo, la compassione e l'assenza di paura sono stati coltivati dentro di voi. Comprendo anche che, se non siete stati fortunati, e dentro di voi sono cresciuti i semi negativi della paura, dell'avidità e dell'invidia, quelli positivi non hanno avuto la possibilità di svilupparsi.
Che i semi positivi che abbiamo dentro di noi possano essere coltivati nel corso della vita, dipende in parte dalla fortuna e in parte dall'impegno. Le circostanze della vita ci possono aiutare a nutrire i semi della pazienza, della generosità, della compassione e dell'amore. Le persone che ci circondano possono contribuire a innaffiare questi semi, così come può farlo la pratica della consapevolezza. Se una persona nasce in tempo di guerra o in una famiglia o in una comunità che affronta la sofferenza, potrà essere piena di disperazione e di paura. I genitori che soffrono molto e hanno paura del mondo e degli altri innaffiano nei loro figli i semi della paura e della rabbia. Se i bambini crescono nell'abbraccio della protezione e dell'amore, i semi buoni verranno nutriti e cresceranno forti.[...] Accettare tutti i vostri antenati con le loro forze e debolezze vi aiuterà a diventare più sereni e meno timorosi. [...] 
Riappacificarsi con i propri antenati richiede un pò di esercizio, tuttavia è davvero importante riconciliarsi con loro se desiderate placare la paura dentro di voi.

Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città. Basterà visualizzare la presenza dentro di voi di tutti gli antenati: voi siete la loro continuazione. Solo quando vi sarete riappacificati con loro potrete vivere totalmente nel momento presente".

"Potrete farlo ovunque, davanti a un altare, a un albero, su una montagna o nel cuore della città"...  Alcuni "dialoghi" con i miei spiriti antenati possono essere fiutati in questi post: 



APPENDICE
All the things you said to me today Changed my perspective in every way Then things come to mean To much to me Into my faith you And your baby It's out there If you want me I'll be here It's out there I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place That I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you It's out there If you want me, I'll be here I'll be dreaming my dreams with you And there's no other place that I'd lay down my face I'll be dreaming my dreams with you (Dreaming my dreams, The Cranberries, 1994)
Lo stesso giorno in cui ho scritto questo articolo, ho appreso della morte di Dolores O' Riordan, la vocalist dei Cranberries, un gruppo musicale che ho amato molto, colonna sonora della mia adolescenza e dei miei primi accordi di chitarra. La voce di Dolores ha qualcosa di simile a un ululato in una notte di luna piena. Traghetta nei mondi e nei mondi dell'anima non esiste né incontro né separazione, ma un unico campo al di là del bene e del male dove poter gioire dell'unica sostanza di cui siamo fatti: quella dei sogni. Il protagonista del film Coco crede nel suo sogno di diventare musicista, perché ciò corrisponde a incarnare il suo destino. Per farlo ha bisogno di riconnettersi con le sue radici familiari, quelle visibili e quelle invisibili. Scelgo questi due video per far dialogare la bellezza del Tutto in cui siamo immersi, e come personale ringraziamento a Dolores, la quale certo avrà una vita molto, molto lunga. Infatti, chi muore veramente se rimane nel cuore di chi ha molto amato?


ODE TO MY FAMILY



Il ricordo di chi non c'è più può fare anima ... 


Instagram @ceciliaisha






Paura


Psicogenealogia e Costellazioni Familiari ad Approccio Immaginale



L'eroe dai Mille Volti


Le Carte dei Nat e le Costellazioni Familiari con DVD
Uno strumento per parlare con gli antenati (con 37 carte e un DVD)


07 gennaio 2018

#FILM 7 KM DA GERUSALEMME, 4 FRASI SU CUI MEDITARE


Mi sono imbattuta in questo film e non ho potuto fare a meno di vederlo. Lascio da parte la trama (facilmente reperibile su Internet) per dare spazio alle quattro frasi che più mi hanno colpito durante la visione e da cui trae ispirazione questo post. I 7 km, quelli da Gerusalemme ad Emmaus compiuti dal protagonista Alessandro, richiamano nemmeno troppo velatamente il "viaggio dell'eroe" tra i perpetui dilemmi della vita: l'esistenza di Dio, la morte, la malattia, i ruoli sociali. Un apparente fuorviante caos a cui si può rispondere con le comode scorciatoie dell'ego, che si rivelano o prima o dopo anguste strade senza uscita, oppure con i pellegrinaggi interminabili dell'anima che, quando meno te lo aspetti, schiudono davanti agli occhi orizzonti sconfinati. Tutto sta a saperli vedere.  Interessante che il focus geografico e psichico del film non sia Gerusalemme bensì Emmaus, il luogo dove Gesù apparve per la prima volta dopo la morte, da risorto, ma senza essere riconosciuto, nemmeno dai suoi discepoli ("in un primo momento i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo" Luca 24:13-53). È il luogo del non riconoscimento del divino che si ha a un palmo dal naso! Tutto sta a saper vedere. Questione di prospettiva, insomma, e di sguardi sul mondo, anzi sui mondi.




1. "Si progredisce, dimenticare può essere opportuno"

Alessandro chiede a Gesù di dimostrargli di essere davvero Gesù compiendo davanti ai suoi occhi qualche miracolo. Per l'esattezza gli chiede di fargli vedere la madre morta. Gesù accondiscende ma l'incontro madre-figlio non va secondo quanto si era immaginato Alessandro ed ecco che in lui subentra sofferenza, rabbia e frustrazione. Addirittura pare che la madre non l'abbia riconosciuto, da qui la frase di Gesù, molto significativa a più livelli: "Si progredisce, dimenticare può essere opportuno", preceduta da un non meno pregnante "Cosa ti aspettavi di vedere?" Il punto su cui riflettere secondo me è proprio questo: cosa ti aspetti di vedere dall'altro mondo? Pensi di poter vedere l'invisibile con i soliti occhi con cui guardi il visibile, di poter accedere al mistero mediante linguaggi noti e prevedibili? Di poter contattare lo spirito con le aspettative dell'Io personale?




2. "Ti ho aiutato, a modo mio"

L'intervento del divino nelle nostre vite avviene in modalità che spesso e volentieri vanno contro ogni logica, per cui il rischio per chi non è radicato in fede, presenza vigile e consapevolezza è di non saperlo riconoscere... Si cerca dio troppo lontano, poi ci "appare" davanti agli occhi e non lo riconosciamo... Ma chi crediamo sia dio? Ciò in cui crediamo modifica la realtà che percepiamo e viviamo. "Ero tornato, ma non mi hanno riconosciuto" dice Gesù nei Vangeli... La Provvidenza, la Forza intelligente della vita, che è una energia evolutiva intrinsecamente spirituale, accade "a modo suo". Puoi forse scendere a patti con un dio? Puoi trattare il mistero con le stesse regole prefabbricate con cui sbrighi le pratiche dell'ordinaria vita quotidiana? (Che poi, tutta la vita è straordinaria, a guardarla bene ma questo è un altro  punto!) L'ignoto è e rimane ignoto, altrimenti è solo un'altra menzogna mascherata da dio. È l'ego spirituale che ha trovato altri idoli a cui aggrapparsi per pacificare i suoi aneliti di trascendenza. Ma il divino che si svela è amore in creazione pura e non può esserci nulla di rassicurante in questo, ci si può solo dare al mistero, arrendersi, farsi breccia in esso con l'ardore di quando si è innamorati, essere pronti a perdere qualsiasi certezza. Allora, Tutto accade. Non per niente nel film Alessandro è stato "prescelto" nel momento in cui ha perso tutto e si ritrova a raggiungere la Terra Santa perché "non aveva niente di meglio da fare". La notte buia dell'anima risveglia la chiamata. Certo, a modo suo... e ognuno di noi, a modo nostro, possiamo farci portatori sani di una nuova coscienza. Il che si lega alla terza battuta del film che riporto a seguire...





3. "Che ne sarà di me?" - "Diventerai un discepolo di stile diverso, un portatore sano".
Quando accade l'incontro con il divino - che è incontro con ciò che realmente si è, matrimonio mistico, unione esistenziale con la fiamma ardente nel cuore sacro della vita - si diventa originali davvero. Perché si torna alle origini, appunto. E ciascuno a suo modo, in base a predisposizioni, talenti e vocazioni personali, può farsi tramite di tale Sorgente di creatività che sgorga ininterrotta e donarla agli altri non necessariamente facendo cose straordinarie, a volte basta la semplice presenza. Non c'è niente di più rivoluzionario di un essere in Presenza. Alessandro nel film, da pubblicitario qual è, sa bene l'importanza del "vendere" immagini allettanti, dell'audience e del successo. La sua trasmutazione di valori avviene nell'istante in cui si addentra nelle profondità di tale clamore superficiale per ritrovare il silenzio del vincente che non dipende dal plauso esterno, "il genio non ha bisogno di audience" afferma a un certo punto la presa di coscienza di Alessandro via via che il suo dialogo con Gesù prende letteralmente corpo. Diventa cioè esperienza tangibile, seppur invisibile, del divino in azione. "Sia fatta la tua volontà", attraverso di me. Come dire, la scelta è tra la libertà dell'ego e la libertà dall'ego. Il vero amore, l'incontro autentico con il mistero, con il divino, accade nel secondo caso. E dona la libertà suprema, quel vuoto splendente da cui attingere ogni forma di abbondanza. Il primo passo per creare le condizioni dell'incontro è... l'apertura, l'arrendersi, la resa, il Surrender nella non-mente, la disponibilità a farsi penetrare dal mistero senza volerlo a tutti i costi risolvere. E siamo all'ultima frase che riporto...



4. "Tranquillizzati, e ritorna nella disponibilità..."

C'è più di un momento del film in cui Alessandro è colto da rabbia, sconforto, aggressività, pena... Cedere è parte essenziale di un cammino trasformativo, "non si può conoscere il Paradiso se non si è passati dall'Inferno" (Savitri, Aurobindo). Anzi, si tratta di condizioni simultanee perchè l'alto non è scisso dal basso e viceversa, e questo vale per tutte le coppie di opposti (Festina lente!)... Tuttavia, indulgere in stati di depressione, turbolenza emotiva e sofferenza, non è utile. Non dico che è sbagliato o è male, dico che non è utile. Può essere un'esperienza catartica e di fatto lo è, come ci insegna lo stesso Gesù con la sua notte buia dell'anima nel Getsemani. Lo è se si rimane disponibili. E se si rimane disponibili, non avversi cioè a qualsiasi cosa accada, si torna a contattare una sorta di quiete che può esistere anche nel bel mezzo della tempesta. Se non accade, si è ancora identificati con qualcos'altro di non essenziale. "Sii tranquillo, ogni giorno ha la sua pena" ... Sembra una contraddizione in termini, ma l'abbiamo detto più volte: l'unico modo per sposare un dio è non seguire nessuna logica. Alla fine Alessandro si "tranquillizza" non perché ha trovato tutte le prove che cercava dell'esistenza di dio, ma perché ha smesso di cercarle prendendo parte al mistero e diventando egli stesso portatore sano di amore, a modo suo. Il suo dialogo con Gesù, reale o immaginario che sia stato, ha trasfigurato la materia, la pesantezza di una vita senza senso, in uno stato di grazia dal lessico inconfondibile: stupore, compassione, audacia, Surrender, in una parola soltanto: Amore. (Sul tema dell'amore quale condizione esistenziale e non come relazione di dipendenza dall'altro, suggerisco la lettura del libro di Osho "Con te e senza di te")


Pietà Rondanini, Michelangelo Buonarroti (1552-1553)

"Perché mi hai abbandonato? Mi hai dimenticato?", ma non c'è risposta. Sta aspettando il miracolo. Tutta la folla riunitasi per osservare il miracolo comincia a disperdersi. Fa troppo caldo e la loro attesa è inutile. Non accadrà nulla; se qualcosa doveva succedere sarebbe già successo. 
Dopo sei ore restavano solo tre donne che ancora credevano a un miracolo. Una era la madre di Gesù [...] Un'altra donna che amava Gesù era una prostituta, Maria Maddalena: quella donna, pur essendo una prostituta deve aver amato Gesù. Persino i discepoli, i cosiddetti apostoli, che nella storia del cristianesimo divennero secondi solo a Gesù in importanza, scapparono tutti e dodici per paura di essere catturati o di venire riconosciuti, visto che erano sempre stati intorno a Gesù [...] Rimasero solo tre donne. Anche la terza era una donna che amava Gesù. Negli ultimi momenti restò solo l'amore, sotto forma di queste tre donne.[...] Solo l'amore può essere coraggioso."(Osho, Con te e senza di te)

"Amatevi" - Questa bellissima canzone degli Agricantus fa parte della colonna sonora del film. 





"Se davvero vuoi conoscere l'amore, dimenticati l'amore e ricorda la meditazione" (Osho, Con te e senza di te")






Con Te e Senza di Te
Una nuova visione delle relazioni umane

Potete vedere il film intero su YOU TUBE (peccato che la fine è leggermente troncata!)

01 gennaio 2018

COME RIMANERE TRANQUILLI DENTRO LA TEMPESTA DEL MULTIFORME



Dimorare nella quiete – qualsiasi cosa accada – è l’ottenimento più prezioso di una mente risvegliata. La mente risvegliata è una consapevolezza che non si identifica con ciò che accade, ne prende le distanze senza tuttavia evitare nulla, rimane vigile nell'accoglienza ricettiva che non oppone resistenza a ciò che c’è nel momento in cui c’è. Non oppone resistenza alla Vita, in sostanza. La Vita ha una sua intelligenza intrinseca allo stato naturale che è lo stato in cui nessuno schema di controllo mentale interferisce sullo sviluppo armonico delle cose così come sono. E’ lo stato della mente quando non si identifica con l’ego e le sue oggettivazioni temporanee (pensieri, emozioni, immagini, situazioni esterne) cosicché la realtà essenziale può spontaneamente venire a galla, senza sforzo e senza fare alcunché: la realtà della quiete dell’essere.

La quiete dell’essere non dipende da nessuna condizione esterna, permane immutabile con o senza tempeste in atto nel mondo delle forme. Nel misticismo tibetano viene evocata come "piacere immoto", l’Advaita Vedanta lo racchiude in tre sillabe, Sat Cit Ananda (la pura Beatitudine della Coscienza di Esistere, di Essere). Pertanto, non è la quiete dopo la tempesta bensì la quiete dentro la tempesta!

È stato detto che la quiete è il linguaggio in cui  Dio parla, ogni altra cosa è una cattiva traduzione

e ancora, sempre citando Eckhart Tolle: 

Dove si trovano la gioia, l’amore, la creatività e la vitalità? Essi sono nascosti nella immobile pausa fra la percezione e l’interpretazione” 
Leggi tutto l'articolo: LA QUIETE DENTRO LA TEMPESTA




I punti salienti dell'articolo: 

  • L'anima che si svela non ha bisogno di idee ma di spazio. Diamoci spazio!
  • Il "non fare" è un fare potenziato dall'essere, la giusta via per l'azione che fa la differenza. Non vuol dire subire gli eventi ma esserne co-creatori!
  • La quiete è come un'esperienza di morte. Come rimanere tranquilli, radicati nell'essenza dentro la tempesta del multiforme! 


Così va il tempo di Dio al di sopra

Ma tu sacro canto
E tu cerchi, povero navigante, 
l’abituale
Verso le stelle guarda
(Hӧlderlin)

Tathata, in sanscrito e nel Buddismo Mahayana corrisponde alla realtà delle "cose così come sono", alla loro nudità essenziale prima di qualsiasi successiva elaborazione concettuale in forma di giudizi, interpretazioni etc.
Il filosofo Heidegger l'avrebbe chiamata "la cosità delle cose", nella Via della Percezione Diretta dell'Advaita Vedanta, della tradizione Dzogchen, della Mahamudra e del misticismo tibetano, si evoca come lo "stato naturale" della mente


Un Nuovo Mondo
Riconosci il vero senso della tua vita






Lo Stato Naturale dell'Essere
Testi della tradizione Dzogchen


14 dicembre 2017

SOLSTIZIO D'INVERNO, 10 REGALI PER LA "NOTTE BUIA DELL'ANIMA"


La notte buia dell'anima ha in grembo la Luce, l'amore si vive nella naturalezza delle cose così come sono. In prossimità di tale esperienza, il cuore si apre, la mente si rilassa, tutto diventa possibile e senza preoccupazioni, anche "morire in pace". I periodi di transizione sono piccole grandi morti che ci rimandano all'impermanenza dove farsi cullare da ciò che possiamo lasciare andare, per ritrovarci rinate e rinati tra le braccia della sostanziale luminosità dell'essere, silenziosa quiete di esistenza. L'inverno fa il suo ingresso e la natura lo ama, senza se e senza ma, gli alberi spogli s'inchinano alla loro nudità, alcuni animali vanno in letargo, le ore di luce si ritirano per lasciare spazio alle ombre di un buio che non azzera ma riassorbe nella molteplicità dell'uno la vera radice dell'esistenza. Il mondo dei fenomeni ci indica la Via, il famoso dito che indica la luna e sta a noi scegliere di guardare il dito o la luna. 

"Spesso il cielo si vede di notte", scriveva il poeta surrealista Paul Eluard. Prendiamo spunto da tale visionarietà per guardare con occhi diversi il cielo delle notti che verranno, al di là della pioggia di stelle Geminidi prevista dagli astronomi! Il più grande spettacolo accade dentro di noi! Vi lascio con i miei consigli per gli acquisti consapevoli in vista del Solstizio e del Natale. 



1. PAOLA MASTROCOLA - L'AMORE PRIMA DI NOI

"Eros e Psiche, Apollo e Dafne, Orfeo ed Euridice, Teseo e Arianna... Le loro storie sono le nostre. Le abbiamo chiamate miti, ma hanno il gusto, e il senso, della nostra vita. Il racconto di Paola Mastrocola è puro incanto: nel fuoco delle sue pagine anche ciò che conosciamo da sempre diventa nuovo sotto i nostri occhi. 

«Se ti seguissi, Orfeo, mi riporteresti alla solita vita, giornate che finiscono e ripartono, e alla fine ci lasciano invecchiati, di nuovo sull'orlo di lasciarci. L'amore è lontananza, si nutre di distanze impercorribili. Non ho bisogno di vivere con te. In questo buio dove non ti vedo e non ti ho, è perfetto amarti. Fare a meno di te è l'amore». 



I miti sono quel che resta dopo la dimenticanza, la rovina, il tempo che passa. Per questo sono eterni, perché sono al fondo di noi. Dentro ogni storia c'è una domanda, che va dritta al cuore. In quale forma dobbiamo amare? E la bellezza si può rapire? Si può, amando, non conoscere l'amore? E quanto conta una promessa? E perché a una certa età che chiamiamo giovinezza abbiamo voglia di non concederci a nessuno, e giocare, e stare a mezz'aria, in volo? Le domande pungolano il mito, lo piegano a parlare da sé.Il racconto seduce con la sua forza, muovendosi con naturalezza dal passato al presente, in un tempo indifferenziato, inanellando dialoghi senza virgolette, parole che restano nell'aria.
Storie che si richiamano e si inseguono, componendo un unico romanzo. L'amore, come lo raccontano i Greci, è struggente. Non è un sentimento, è di più: è la forza che lega insieme il tutto, il nodo che ci stringe, il cielo che ci sovrasta: ciò che ci determina, ci toglie la libertà ma ci dà senso, ci eleva, nutre la nostra più profonda sostanza di esseri umani transitori, così attaccati alla vita, cosí amanti... Perciò, tornare a raccontare quelle storie è come riavvicinarsi a un mondo in cui ogni cosa aveva un'anima, e poteva accadere che gli dei s'innamorassero di noi" 


2. ELEMIRE ZOLLA - DISCESA ALL'ADE E RESURREZIONE


"Buona parte della vita comune si svolge nello stato di sogno. Pochi sanno dove ha inizio il regno dei sogni, conoscono dov'è il confine e stanno davvero attenti a non varcarlo, anzi pochissimi: giusto coloro che hanno un’istruzione e un istinto metafisici. Scarsi nomi è dato di elencare di uomini adeguatamente preparati: metafisico è un pugno di esseri illuminati entro uno stuolo immenso di ignari. I più vivono nel sogno e non sanno nemmeno quante volte e a qual punto ogni giorno varchino il confine che scinde la realtà dai sogni" (E. Zolla, Discesa all'Ade e resurrezione) 


"Nel lungo saggio – Catabasi e anastasi – che costituisce il nucleo di questo libro, il tema duplice ed essenziale del viaggio nel regno dei morti e della resurrezione è indagato sul piano sia teologico che figurativo. E subito emerge, come elemento perturbante, la biunivocità delle due dimensioni: da un lato il pensiero mitico-religioso sente infatti «l’irruzione dei defunti nel mondo dei vivi» come fonte di «sgomento e orrore», dall'altro sono i vivi stessi a prolungare l’Aldiqua nell’Aldilà, il Sotto nel Sopra. Ma a poco a poco, lungo il tragitto che Zolla ci propone, la «vertigine» di questa coesistenza si placa nell'armonia conoscitiva della «coincidenza degli opposti»: il Cristo appare «ombra di morte e fulgida stella insieme», e il processo di penetrazione nella Totalità viene compiuto da decine di figure mitiche e storiche. Gli altri saggi si presentano come applicazioni particolari di questo disvelamento teso a cogliere, dietro le apparenze, non solo la morte nella vita e il Male nel Bene (e viceversa), ma in ogni cosa il suo contrario. Così è per quello sulla Gnosi, con il ritrovamento dei rotoli di Nag Hammadi e del Trattato della Resurrezione, vero teorema sull’illusorietà del mondo visibile. Così è per quello sulla sapienza greco-egizia, con la sfinge eretta a simbolo perenne della mediazione misteriosa «tra Nulla e Resurrezione». E così è per quello che ci conduce dalle ali aquiline della scalinata di Persepoli alla coppa del Santo Graal, ultimo pasto e luce divina"



3. CIONDOLO AMULETO IN TAGUA "ADE - L'EREMITA"

Profondità emotiva, Ricchezza interiore, Solitudine. A proposito di solitudine, leggi questo bellissimo brano di Pier Paolo Pasolini che inizia così:

"Bisogna essere molto forti per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere rapinatori o assassini; se tocca camminare per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è; specie d’inverno; col vento che tira sull'erba bagnata, e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi; non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio, oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte senza doveri o limiti di qualsiasi genere".


Ade, l'Eremita. Può essere
 "l'archetipo degli uomini o delle donne che si ritirano in solitudine, senza curarsi e senza accorgersi di quel che accade nel mondo, conducendo un'esistenza da eremita. Oppure una persona "senza aspetto", quindi spesso invisibile agli occhi degli altri, che non colgono le ricchezze sotterranee di cui è dotato. Ma anche l'archetipo che spinge a riconoscere istintivamente, visceralmente ciò che non piace e non si desidera". Semplicemente, un amuleto addosso può essere un tocco dal mondo dell'invisibile per ricordarci di guardare con altri occhi quando ci sentiamo troppo presi dall'oggettività delle cose, dalla morsa delle situazioni, da un dispiacere che ci tormenta o da qualsiasi altro stato d'animo ineffabile. La pacca sulla spalla del nostro Daimon, di un avo, ava, antenato, antenata che è lì per sostenerci, della nostra anima selvaggia che ci dà forza.

Non fermiamoci a ciò che vediamo o pensiamo di vedere!


Il ciondolo è realizzato in Tagua, ovvero avorio vegetale
un materiale ricavato dai semi di una palma, la Phytelephas macrocarpa che cresce nella foresta pluviale del Sud America. Il frutto (di cui si utilizza l'endosperma) una volta essiccato ha consistenza, colore e aspetto molto simile all'avorio animale e può essere facilmente lavorato e tinto. 

Ade - Ciondolo in Tagua
Profondità emotiva, ricchezza interiore, solitudine

4. IL LIBRO TIBETANO DEI MORTI - IL MANOSCRITTO DEL BARDO THODOL


Questa foto l'ho scattata in Ladakh, il "piccolo Tibet indiano" durante un viaggio a tema buddismo tantrico himalayano organizzato da Voyagesillumination nel 2006  ©CECILIA MARTINO

"La tradizione tibetana ci ha lasciato questo antichissimo testo, che ha lo scopo di accompagnarci nel nostro viaggio ultraterreno. Il Bardo Thodol noto nei paesi occidentali come Libro tibetano dei morti, è un testo classico del Buddismo tibetanoIl testo descrive le esperienze che l'anima cosciente vive dopo la morte, o meglio nell'intervallo di tempo che, secondo la cultura buddhista, sta tra la morte e la rinascita. Questo intervallo si chiama, in tibetano, bardo. Il libro include anche capitoli riguardanti i simboli di morte, i rituali da intraprendere quando la morte si avvicina, o quando ormai è avvenuta. Nella tradizione il Bardo Thodol viene recitato presso il corpo del morto (o del morente) in un periodo di tempo dopo la morte in cui si ritiene che possa ancora essere ricettivo, per rammentare la dottrina del vuoto ed aiutarne lo "spirito" ad evitare il ciclo di rinascita, favorendo lo scioglimento dello spirito nel nirvana. A proposito di Nirvana, cosa è il Nirvana? Risponde con parole semplicissime e profonde Thich Nhat Hanh.


Il Libro Tibetano dei Morti
Il manoscritto del Bardo Thodol
Voto medio su 1 recensioni: Buono


Di morte - che non esiste - ho scritto anche qui "Lo stato intermedio, quella gaffe chiamata morte


5. DHAMMAPADA -LIBRO IL CAMMINO DEL DHARMA




‎"L’attenzione è la strada verso l’immortalità,
la disattenzione è la strada verso la morte.
Gli attenti non muoiono, 
i disattenti sono come già morti"
(Dhammapada, 21)



Il Dhammapada o Cammino del Dharma è un testo buddhista conservato nel Canone pali, nel Canone cinese e in quello tibetano. E' venerato dalla scuola Theravada, ma viene particolarmente considerato anche dalle scuola Mahayana, ed è molto famoso nel buddhismo in quanto rappresenta la sintesi della dottrina del Buddha e una sorta di testamento del capo spirituale del buddhismo. Qui racconto di un mio ritiro di meditazione in Sri Lanka secondo la tradizione Theravada. 

Dhammapada
Il cammino del Dharma

6. LA PRESENZA DI RAMANA MAHARSHI

"Nel fiorire di saggi e di santi, Sri Ramana Maharshi è sicuramente una delle maggiori figure spirituali dell'India. Il suo insegnamento, così come le sue risposte, sono senza tempo. Riguardano tutti noi. Il saggio riconduce instancabilmente tutti i problemi, tutte le domande, tutti i dubbi alla questione fondamentale; alla conoscenza di se stessi, alla ricerca della Verità, della non dualità. Questa conoscenza suprema conduce alla Sorgente, al Cuore, e conduce anche al risveglio e alla pienezza, all'amore e alla compassione. Alla gioia che permane, alla pace interiore. Per Ramana Maharshi si trattava di una verità di costante esperienza: quella dello stato naturale. Più che con la parola, forse, il saggio donava con il silenzio, con lo sguardo, con i gesti e con la semplice presenza che irradiava pace e amore". Parola magica: Presenza

La Presenza di Ramana Maharshi
Scritti inediti, colloqui, istruzioni, aneddoti


7. ORFEO E LE LAMINE D'ORO - TESTI RITUALI PER L'OLTRETOMBA



Sappiamo o non sappiamo, 
amici miei, cos'è il silenzio? 
Questa vita che guarda nei due sensi 
ha segnato il volto dell’uomo 
dal di dentro 
(Rainer Maria Rilke, "Sonetti a Orfeo")


"Un libro che è un punto di riferimento essenziale per lo studio dell’antica religione greca!
Gli affascinanti testi incisi su piccole lamine d’oro, poi deposte nei sepolcri (in bocca, in mano o sul petto del defunto), forniscono una straordinaria fonte d’informazioni su ciò che greci e romani pensavano dell’aldilà, e sul modo in cui credevano di poter influire su di esso. Questi testi, risalenti a un periodo che va dal V secolo a.C. al II secolo d.C., hanno suscitato un dibattito che prosegue da quasi un secolo e mezzo.
Le lamine appartenevano a coloro che erano stati iniziati ai misteri di Dioniso e le parole incise su di esse erano tratte da poemi attribuiti allo straordinario cantore e sapiente OrfeoIl libro di Graf e Johnston, aggiornamento di una precedente edizione di successo, presenta nuove scoperte e illustra le interpretazioni più recenti.
Dopo aver fornito il testo greco e una traduzione di tutte le lamine note, gli autori ne analizzano il ruolo nel contesto dei misteri di Dioniso e presentano una descrizione dei miti riguardanti le origini dell’umanità e dei testi sacri che i greci ascrissero a Orfeo.
Oltre all'appendice con la traduzione di antichi testi correlati, gli autori offrono un raffronto con analoghe lamine d’oro provenienti dalla Palestina romana e da Fere (in Tessaglia), analizzandone il contesto mitico; compiono, inoltre, un’analisi aggiornata sulla discussa categoria dell’“Orfismo”.





Orfeo e le Lamine d'Oro
Testi rituali per l’oltretomba

Dal mio viaggio in Grecia sulle tracce degli oracoli, puoi leggere qui



8. CIONDOLO AMULETO IN TAGUA "PERSEFONE - LA PROFONDITÀ"



Non c'è figura mitologica più rappresentativa del darsi al mondo dell'invisibile (dello spirito e dell'anima) quale catarsi di rinascita, che quella di Persefone. La dea, fondamentale nei Misteri Eleusini, si ritrova nella mitologia romana come Proserpina. In quanto sposa di Ade, era la dea minore degli Inferi e regina dell'oltretomba. Secondo il mito principale, nei sei mesi dell'anno (Autunno e Inverno) che passa nel regno dei morti, rapita dal suo sposo, Persefone governa su tutto l'oltretomba; negli altri sei mesi (Primavera ed Estate) ella ritorna sulla Terra da sua madre Demetra, facendo rifiorire la terra al suo passaggio. Recuperare il dialogo con l'anima esige il coraggio di lasciarsi andare tra le braccia di Ade, il mondo degli inferi, dell'ombra, dell'invisibile, dell'ignoto, del mistero. I miti (e il linguaggio poetico in generale), da sempre, ci mostrano la via: Persefone è il bisogno dell’anima di abitare il mondo sotterraneo per un periodo di tempo.  L'unico atto di coraggio richiesto è l'amore. Amare ciò che ci fa paura è il darsi al grande mistero cui siamo chiamati a partecipare.  Amare ciò che non si conosce. Gettarsi tra le braccia dell'amante invisibile, il Divino che è nell'intimo di ogni cosa. Nutrire i demoni sacralizzando la vita, facendo di ogni gesto un rito, di ogni disagio una creazione d'amore. Amare, amare, amare.

Ade e Persefone. Particolare dell'opera scultorea "Il ratto di Proserpina". Gian Lorenzo Bernini, Il ratto di Proserpina, 1621-22, Galleria Borghese, Roma


9. MIRRA - INCENSO NATURALE - PIRAMIDI 



La mirra è una gommaresina aromatica estratta dalla pianta del genere Commiphora, della famiglia delle Burseraceae. In pratica è una resina che si estrae dai rami dell’arbusto Commiphora. Dal Vangelo secondo Matteo la mirra è uno dei tre doni portati dai Re Magi al Bambino Gesù. Secondo la tradizione, la mirra simboleggerebbe l'unzione di Cristo, dunque collegata al suo sacrificio e alla sua passione (infatti era utilizzata anche per le imbalsamazioni). E se riabilitassimo, anzi ri-abitassimo (riprendessimo dimora nel),  il senso originario dell'etimologia di questi due vocaboli: Sacrificio e Passione? Sacrum-facere e pathos da cui compassione, empatia! Sacralizzare ogni momento della nostra vita coincide con l'uccisione dell'Ego: è lui che si "sacrifica" quando ci si affida a un'altra Volontà superiore "Sia fatta la Tua volontà!" Ovvero volontà dell'Anima Mundi, spirito immanente a ogni forma e manifestazione di vita. E per farlo possiamo coltivare una motivazione impeccabile a tenere acceso il fuoco della passione spirituale, animica, evolutiva. Inebriamoci di mirra, così come di incenso (la ritualità non ha valore in se stessa ma se impregnata dal nostro sentimento, pathos, intento, amore)...  E l'oro? L'oro è molto più prossimo a noi di quanto possiamo immaginare.


Mirra - Incenso Naturale - Piramidi
Commiphora Myrrha - Incenso senza prodotti chimici
Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere


10. INCENSO BOSWELLIA THURIFERA - INCENSO NATURALE BASTONCINI




Natale 2017 -  New Beginning