Canne al vento

Canne al vento
"Mi piego ma non mi spezzo" (Jean De La Fontaine)

11 ottobre 2017

LASCIA CHE LA VITA VIVA ATTRAVERSO DI TE: IL MIRACOLO DELLA PRESENZA



Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e di apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.

(Thich Nhat Hanh)








HOKUSAI DICE

Hokusai dice osserva con precisione.
Egli dice presta attenzione, nota.
Egli dice continua ad osservare, rimani curioso.
Egli dice non c’è fine al vedere.
Egli dice aspira con impazienza ad invecchiare.
Egli dice continua a cambiare,
così da diventare maggiormente chi sei veramente.
Egli dice bloccati, accettalo, continua a ripeterti finché è interessante.
Egli dice continua a fare ciò che ami.
Egli dice continua a pregare.
Egli dice ognuno di noi è un bambino,
ognuno di noi è un vecchio,
ognuno di noi ha un corpo.
Egli dice ognuno di noi è spaventato.
Egli dice ognuno di noi deve trovare
un modo di vivere con la paura.
Egli dice tutto è vivo –
conchiglie, edifici, persone, pesci,
montagne, alberi, il legno è vivo.
L’acqua è viva.
Ogni cosa ha una propria vita.
Tutto vive dentro di noi.
Egli dice vivi con l’intero mondo dentro di te.
Egli dice: non importa se disegni o scrivi libri. Non importa se seghi alberi o catturi pesci.
Non importa se stai seduto a casa, nella tua veranda, a fissare le formiche o le ombre degli alberi e dell’erba in giardino.
Ciò che importa è che ti importi.
Importa che tu percepisca.
Importa che tu noti.
Importa che la vita vive attraverso di te.
L’appagamento è la vita che vive attraverso di te.
La gioia è la vita che vive attraverso di te.
Soddisfazione e forza sono la vita che vive attraverso di te.
La pace è la vita che vive attraverso di te.
Egli dice: non avere paura.
Non avere paura.
Guarda, percepisci, lascia che la vita ti prenda per mano.
Lascia che la vita viva attraverso di te 

(Roger Keyes)


Autunno 2017, Cascina Valgomio, Moncucco Torinese


LA QUALITÀ DIMEZZATA DI PRESENZA E IL RISCHIO DI SENTIRE

Ci sono momenti in cui procediamo con una qualità dimezzata di presenza. Facciamo una cosa, ne pensiamo un’altra. A volte succede perché il compito che stiamo portando avanti è molto semplice e ripetitivo. A volte perché ci si annoia e ci sembra così di distrarci e rendere più leggero quello che facciamo.
Non sono il solo a conoscere questa qualità dimezzata di presenza e non è neanche una novità dei tempi moderni. Diventiamo come il cavaliere inesistente di Calvino: "combattiamo per dovere la battaglia del quotidiano senza esserne davvero appassionati."
Perché sentire comporta un rischio. O forse molti rischi. Il rischio della vulnerabilità, il rischio dell’imprevedibilità, il rischio della novità che cerchiamo e temiamo insieme.
La qualità dimezzata di presenza però è come un vivere a metà. Anche le cose migliori perdono gusto e sapore. Per uscire da questa trance che ci isola dal sentire abbiamo bisogno di tornare al corpo e al respiro, al momento presente, ma soprattutto, abbiamo bisogno di tornare alla vastità e all’apertura del nostro cuore. È quello che dimezziamo quando siamo con il pilota automatico, quando diventiamo il cavaliere inesistente. Dimezzando l’attenzione dimezziamo il cuore che mettiamo nel fare le cose. E l’altra metà del cuore – quella disoccupata – non è libera. È disorientata. Non sa chi amare e a cosa volgere il suo sguardo. La sua passione, la sua vitalità.
"Matto forse non lo si può dire: è soltanto uno che c’è, ma non sa d’esserci " 

(Italo Calvino, "Il cavaliere inesistente")


Centro di Armonia Valgomio - Fraz. Barbaso, Moncucco Torinese AT



CAMMINARE COME UN BUDDHA

Nel buddhismo, camminare è una forma importante di meditazione. In effetti può essere una pratica spirituale molto profonda. Quando camminava, il Buddha lo faceva senza sforzo, semplicemente godeva di camminare; non aveva bisogno di sforzarsi perché quando si cammina in presenza mentale si è in contatto con tutte le meraviglie della vita che si hanno dentro di sé e intorno a sé. È questo il modo migliore di praticare: praticare senza far vedere che stiamo praticando. Non si fa nessuno sforzo, non si lotta, semplicemente si gode di camminare – ma è qualcosa di molto profondo. […] A molti di noi riesce difficilissimo immaginare una pratica priva di sforzo, nel piacere rilassato della consapevolezza. Succede perché non camminiamo con i piedi: certo, fisicamente sono i nostri piedi a camminare, ma la mente è altrove, dunque non stiamo camminando con l’intero corpo e con l’intera coscienza. Consideriamo mente e corpo due cose separate: il corpo sta camminando in una direzione, la coscienza ci trascina in una direzione diversa.

Per il Buddha la mente e il corpo sono due aspetti della stessa entità. Camminare è semplice come mettere un piede davanti all’altro, eppure spesso lo troviamo difficile o noioso; invece di camminare prendiamo la macchina per percorrere pochi isolati, “per risparmiare tempo”. Quando capiamo quanto corpo e mente siano interconnessi, la semplice azione di camminare come faceva il Buddha può essere estremamente facile e piacevole.

Puoi fare un passo ed entrare in contatto con la terra in modo da stabilirti nel momento presente: così arrivi nel “qui e ora”. Non occorre fare alcuno sforzo: i piedi toccano la terra in consapevolezza portandoti subito nel qui e ora. Sei libero, all'improvviso – libero da tutti i progetti, da tutte le preoccupazioni, da tutte le aspettative: sei pienamente presente, pienamente vivo, in contatto con la terra.

Quando pratichi da solo la meditazione camminata lenta puoi provare a fare così: inspira e fai un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finché non sei pienamente arrivato, finché non sei nel qui e ora al cento per cento, puoi concederti il lusso di fare così. Poi, quando sei certo di essere arrivato al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, sorridi e fai il passo successivo. Quando cammini in questo modo imprimi sul terreno la tua stabilità, la tua solidità, la tua libertà, la tua gioia. Il piede che posi è come un sigillo, il sigillo dell’Imperatore. Il sigillo imprime un segno su un foglio di carta. Che cosa vediamo, osservando la nostra impronta? Vediamo il marchio della libertà, il marchio della solidità, il marchio della felicità, il marchio della vita. Sono sicuro che sei capace di fare un passo di questo genere, perché in te c’è un buddha; è quella che si chiama “natura di buddha”, ossia la capacità di essere consapevoli di quello che sta accadendo. “Quel che accade ora è che sono vivo e sto facendo un passo”. Una persona, un essere umano, un homo sapiens dovrebbe esserne in grado: in ognuno di noi c’è un buddha, dovremmo lasciare che sia lui a camminare.

Anche nella situazione più difficile puoi camminare come un buddha [come un essere risvegliato]. L’anno scorso, in marzo, durante il viaggio in Corea ci fu un momento in cui ci ritrovammo circondati e bloccati da centinaia di persone, ognuna con in mano una macchina fotografica, che ci chiudevano la strada. Non c’era spazio per camminare, tutti ci puntavano addosso la macchina fotografica, una situazione difficilissima in cui fare una meditazione camminata! Allora dissi: «Caro Buddha, mi arrendo; cammina tu per me!» – e subito arrivò il Buddha e si mise a camminare in totale libertà; la folla si aprì a fare spazio al Buddha che camminava senza alcuno sforzo.

Se vi trovate in una situazione difficile fate un passo di lato e lasciate che il buddha che è in voi [il vostro lato risvegliato] prenda il vostro posto. Funziona in tutte le situazioni; l’ho provato. È come al computer, quando ci si imbatte in un problema: sei lì che cerchi di uscirne senza riuscirci; arriva tuo fratello maggiore, che è molto bravo col computer, dice «Spostati un po’, ci penso io» e appena si siede va tutto a posto. È proprio così: quando ti trovi in difficoltà, ritirati e lascia che il buddha in te prenda il tuo posto. È facilissimo e per me funziona sempre. Devi avere fede nel tuo buddha interiore e lasciare che sia lui a camminare.

(Thich Nhat Hanh, "Camminando con il Buddha")

Estate 2017, Capo Bruzzano (RC)


LASCIARE ANDARE, SIAMO SOULFUL

Nello stato naturale niente può essere trattenuto a lungo, perché tutto si trasforma, pensiamo agli elementi e agli elementali - il fuoco, l'aria, l'acqua, la terra - torniamo ad essi ogni volta che ci sentiamo avvinghiati in qualcosa che ci trattiene, che ci "ossessiona", che ci blocca … Il che non vuol dire smettere di coltivare l'arte del turbamento e dell'imprevedibilità, beninteso. Come si può smettere, aderendo a uno stato naturale dell'essere, di divenire tempesta quando c'è bisogno di "tempestare" o di divenire aggressività quando c'è bisogno di bruciare, o di divenire malinconia quando c'è bisogno di ondeggiare? Il punto non è divenire insensibili, ma inarrestabili. (Tratto da Cecilia Martino, Cronache da Pandora #2: Lasciare andare, siamo soulful: Leggi tutto


Ahir ja ha passat, demà no ha arribat, aíxí que viu avui !! Formentera, Aprile 2017

“Domani non è ancora arrivato, 
ieri è passato, vivi qui e ora”





PAROLE MAGICHE: ABBANDONO



Estate 2017, Alghero

NON PORRE CONDIZIONI, NON CHIEDERE NULLA

"Mettetevi con tutto il cuore e tutte le vostre forze nelle mani di Dio. Non ponete condizioni, non chiedete nulla […] eccetto che in voi e attraverso di voi la Sua volontà sia manifestata direttamente. A quelli che chiedono Dio dà quanto richiesto, ma a quelli che danno se stessi e non domandano nulla, Egli dà tutto ciò che avrebbero potuto chiedere o di cui potevano aver bisogno, ma anche dà Se stesso e offre spontaneamente il Suo amore*”. Questo è il primo movimento: il dono di sé, incondizionato, senza nessuna richiesta, senza alcun tornaconto personale, abbandonando qualsiasi volontà di conseguimento". 
(Sri Aurobindo)


Ringrazio per la foto Emanuela Giordana. Per l'accoglienza, la Cascina Valgomio (www.centroarmoniavalgomio.it) e tutti gli spiriti del luogo. Davvero tanti! Per l'amore, il Samveda Centro Yoga del Kashmir e Mindfulness (www.samveda.it) e tutti i suoi componenti, vecchi, nuovi e futuri. Per la bellezza, l'Universo. Per la danza nel camminare, la Vita. Per la gioia del momento presente, l'Anima che si svela. Per la voce dell'anima che si svela, il Silenzio. 
Facebook: Cecilia Martino



Estate 2017, Bianco (RC)

03 ottobre 2017

LA VITA DOPO LA SPIRITUALITÀ


La vostra luna di miele con la "spiritualità", prima o dopo, finirà. Con un'imminente delusione. Ma sarà un addio prematuro, perché il vero amore è possibile solo dopo una simile separazione! Una delusione nella spiritualità è necessaria per toglierle il suo fascino. 
Se ne andrà la maggioranza di libri, e quelli che resteranno saranno come i vecchi amici: un paio di pagine al mese.Se ne andrà la maggioranza delle pratiche, e starete molto bene con quelle che rimarranno. Come con quei vecchi jeans e maglietta...
E non avrete più la necessità di evitare ciò che credevate non spirituale.
La colpa cederà posto ad una benevola osservazione. Fare qualcosa con la consapevolezza o meno: questo non sarà un problema.
Sembra che diventiamo più pigri di prima, ma in realtà faremo di più perché non faremo più lotta contro noi stessi. L'eterna ricerca cederà il posto ad una vita viva e profonda.
La speranza nel futuro sarà sostituita con l'attenzione a ciò che è adesso. Non ci sarà più ressa né fretta. Accetteremo il fatto che anche fare una deviazione dalla Via significa comunque restarci. 
La vita dopo la spiritualità è l'inizio di una vera spiritualità; senza i fuochi d'artificio, senza le ovazioni. Andiamo dalla superficie verso la profondità, e poi rinasciamo profondamente "superficiali". 
La vita dopo la spiritualità è parecchio paradossale. Il silenzio sarà una risposta ad ogni domanda che sorge. Il silenzio è una risposta. Nulla necessita di una spiegazione, è tutto aperto. 
La vita dopo la spiritualità sarà dedicata a ciò che è veramente importante.Tutto ciò che accade è la vita. Ogni situazione nasconde una possibilità. Il maestro è ovunque. La schiuma mentale se ne va, liberando il corpo, facendo uscire l'anima, scoprendo i sogni. Aprendoci a ciò che dobbiamo fare in questo mondo.La vita dopo la spiritualità è un continuo morire. Qui abbiamo mille dolori e mille gioie che si mescolano in una canzone armoniosa, e noi diventiamo una musica. Un attimo che include tutti gli attimi.

(Nikolay Bulgakov
Traduzione Olga Samarina) 




La vita non si misura dal tempo, ma dall'intensità con cui si vive... Muoversi, fluire, arrendersi, divenire acqua, fuoco, aria, terra, melma, fango, polvere di stelle, radici, costellazioni, sangue, ossigeno, clorofilla, pioggia, fare spazio all'anima invisibile delle manifestazioni visibili...
Per fare tutte queste cose, in realtà, non bisogna fare.
Fare sempre meno, arrendersi, non fare, rimanere ricettivi, aprirsi, ascoltare, ascoltarsi. L'apertura scioglie le tensioni, l'apertura abbraccia l'esistente. L'apertura denuda dalle maschere e veste di splendente vacuità. Ricordiamoci che una Forza inarrestabile agisce attraverso di noi, non malgrado noi. Lasciamola fare. E' la forza della Vita.
E la vita ha sempre più fantasia di noi! 


Con amore, Cecilia 

COSA VUOL DIRE ESSERE DAVVERO ORIGINALI


04 agosto 2017

HINDI ZAHRA OUT OF MIND INSIDE THE SPIRIT WORLD – L’OSSESSIONE PER IL RITMO E L’ARTE DELL’ATTESA



Tra le sue muse ispiratrici: Lhasa, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Ali Farka Touré, Oumou Sangaré, Maria Callas, Nina Simone. Tra i luoghi e i ritmi ispiratori, oltre a quelli delle sue radici berbere marocchine, ovviamente (e pensiamo ai deserti sconfinati dell'Atlante e alle profondità dell'Oceano): America Latina, Brasile, India, Gitani del Sud di Spagna ovvero Andalusia. Madre cantante, padre soldato, bisnonno danzatore che praticava la trance, un invito a "pensare a dei gitani che vivono in una casa" ... Lei è una delle prime artiste donne a cantare in lingua berbera, una lingua antica 6000 anni, propria della cultura amazigh, la cultura degli "uomini liberi", e a portarla in giro per il mondo non senza un certo orgoglio. Non senza un sincretismo che fino ad ora forse mai nessuno aveva osato. Mai nessuna aveva osato. L'ardimento è donna. Cosa ci si può aspettare, d'altronde, da una creatura con il nomadismo impresso nell'anima, erede del retaggio tribale tuareg e insieme cultrice appassionata della raffinatezza bohémienne della sua città d'adozione, Parigi?


Il nuovo album si intitola "Homeland", richiama alle Origini ben oltre il senso puramente territoriale del termine e, soprattutto, arriva dopo ben cinque anni di distanza dal primo ("Handmade"), un tempo di solito considerato pericolosamente impraticabile per gli artisti, emergenti o sulla cresta dell'onda. Ma lei già "Handmade" l'aveva fatto da sola, da buona outsider qual è, seguendo pazientemente i suoi tempi, ascoltando coraggiosamente i suoi ritmi, nutrendosi di solitudine e natura e di tutto il tempo necessario, senza fretta, perché avere cura dell'"ogni cosa a suo tempo" è un'arte anche quella. Arte che sciamane e sciamani connessi ai cicli naturali conoscono fin troppo bene. 



"Handmade", fatto in casa, artigianale come un focolare che nutre attorno al fuoco dell'attesa. E suona come una dichiarazione d'indipendenza, rimbomba come un tamburo nel silenzio di un cielo stellato dove non c’è altra cosa da fare che danzare. Perché la danza appartiene ad Hindi come il calore al fuoco, puoi forse separarli? Lei ci tiene a sottolinearlo che tutta la musica è trance, è danza, elementi imprescindibili se si fa musica “non per giocare, ma per avere qualcosa da trasmettere”. “Si fa musica ma non si gioca con la musica” –  e quando lo dice diventa serissima, nel suo volto sopraggiunge l’enfasi di chi ti sta dando un avvertimento direttamente tratto dal mondo dell’invisibilità, dove tutte le cose prendono forma e l’ispirazione diventa missione. E, a seguire una chiamata che ti ulula nelle viscere non importa se passa un giorno, due mesi o cinque anni, perché diventa cruciale lasciarsi il tempo per "morire" e potersi così ri-creare partendo da una nuova fonte di energia creativa. L'originalità è un'audacia che poco ha a che fare con l'esibizionismo e Hindi Zahra la incarna letteralmente alla perfezione. Di nuovo, Origini, radici, terra, avi, antenati ...  Homeland. 




"Dopo due anni e mezzo di tour in cui ho incontrato moltissime persone a cui dovevo anche riuscire a dare la mia energia, sono arrivata al punto in cui questa energia doveva essere rigenerata. Per me è molto importante che la gente osservi dopo un'ispirazione. Sono convinta che sia meglio creare le condizioni affinché l'ispirazione arrivi, preparare anche un luogo affinché l'ispirazione arrivi più facilmente senza doverla cercare a tutti i costi. La natura porta al silenzio, alla pace e, in questo senso, anche all'ispirazione. Quindi, volendo realizzare un nuovo album, avevo bisogno di una nuova me. In un periodo di circa due anni, a Marrakech dove nessuno mi conosceva, ho fatto questo lavoro di ricerca su me stessa, le mie origini, su quello che voglio dare alla gente, perché non si deve giocare con la musica."



Hindi Zahra è una grande maestra dalla sapienza ancestrale e ha la grazia di non lasciarlo a intendere. Per questo è ancora più grande. Lei sa, la sua anima, come la sua voce e come ho scritto altrove "è trasversale ai mondi". Un privilegio ascoltare la sua musica, un dono incredibile assistere ai suoi concerti che sono veri e propri rituali, cerimonie in cui lo scambio tra chi ascolta e chi canta diventa palpabile come impugnatura di coltello tra le mani del vento. Non c'è momento più importante che quello del "live" per Hindi, il coinvolgimento totale del pubblico che è anche addestramento alla giocosità propria di ogni anima selvaggia. E lei sa bene come fare perché "più ti diverti tu sul palco, più si diverte chi ti guarda e ascolta". L'esplosione di gioia è sempre una scorciatoia verso dio, qualsiasi volto gli si voglia dare o non dare e in qualsiasi modo lo si voglia intendere. In questo scambio, in questa sorta di contagio emotivo ed empatico, Hindi intravede l'aspetto più spirituale dei suoi concerti e del contatto con il pubblico. 


La gestualità di Hindi Zahra è la partitura più straordinaria di chi vive nella sua arte talmente integra e fedele a se stessa da potersi persino trascendere. La musica di Hindi è World Music come si dice nelle etichette discografiche ma lo è nel senso più ampio del termine, è Musica Universale, inseminata dallo spirito libero di ogni vera narrazione possibile. Hindi è una inebriante cantastorie, gitana con le frontiere sciolte come i capelli lunghi che le scivolano sulle spalle, sa come portarti a cavallo tra i mondi (visibile e invisibile), sa che la Creazione è sempre un atto di fuoriuscita da sé: out of mind, la trance non porta forse a questo? 



Non è certo per vezzo folkloristico che il suo corpo a un certo punto non può fare a meno di scomporsi nelle danze della sua Moroccan Trance. E’ vitale, non accessorio da performance fine a se stessa. “Ho una ossessione per il ritmo”, ammette. E come potrebbe essere altrimenti! 

Meravigliosa donna con il tumulto dei cieli che ti gravita dentro! Tu sei ritmo, vibri con l’universo e incarni senza fronzoli la passione che ti smuove. Mi fai venire in mente la bellissima frase del libro “Le Onde” di Wirgina Woolf “Sono di volta in volta maliziosa, allegra, languida, malinconica. Sono ben radicata, eppure fluttuo”. 







I feel a thousand capacities spring up in me. 
I am arch, gay, languid, melancholy by turns. 
I am rooted, but I flow 

(Virginia Woolf) 





Ben radicata, eppure fluttuante. Mai onda anomala nel maremagnum dell’esistenza ha avuto un nome così seducente: Hindi Zahra. 


Ho scritto di Hindi anche qui, dopo il concerto di Torino del 9 luglio. Era la seconda volta che la vedevo esibirsi dal vivo ma … non sempre gli occhi che abbiamo aperti sul mondo ci fanno vedere le stesse cose!  





Kasbah des Oudaias, Rabat 2017

FUORI DAI LUOGHI COMUNI

02 agosto 2017

LO SGUARDO PRIMITIVO: TUTTI DOVREMMO AVERE UN COMPAGNO DI AVVENTURE COME ZORBA




"Perché lui aveva tutto quello che serve a uno scribacchino per salvarsi: lo sguardo primitivo che agguanta fulmineo dall'alto il suo nutrimento; la naturalezza creativa, che si rinnova ogni mattino, con cui guardare incessantemente alle cose come se fosse la prima volta e che restituisce la verginità ai secolari elementi quotidiani - vento, mare, fuoco, donna, pane; la sicurezza della mano, la freschezza del cuore, l'ardire virile di beffarsi della propria anima, come se avesse dentro di sé una forza superiore dell'anima stessa; e infine la risata limpida e selvaggia che scaturiva da una sorgente profonda, più profonda delle viscere dell'uomo, e che nei momenti cruciali esplodeva liberatoria dal vecchio petto di Zorba; esplodeva ed era capace di demolire, e demoliva tutte le barriere - morale, religione, patria - che le persone sventurate e impaurite erigevano per sfangarsela senza troppi danni nella propria misera vita"  

Lo sguardo primitivo. Quante cose riusciamo a guardare ancora con lo sguardo primitivo, quanto ancora riusciamo a farci meravigliare dalla bellezza di creato, creatore e creature senza percepirne la differenza ma soltanto un anelito selvaggio a vivere? Vivere come se fosse sempre il primo e l'ultimo giorno, vivere abbondantemente nella presenza di ogni singolo istante che annulla distanze e pretenziosità mentali. Presenza, ecco quello che ci vuole. E' forse distratto un felino mentre sta puntando la sua prossima preda o un’orsa mentre sta facendo la guardia ai suoi cuccioli? Un'aquila reale, un condor, sono forse presi da altro quando si aggirano sui cieli scrutando la loro prossima fonte di nutrimento? E' forse distratto Zorba mentre agguanta il suo salterio e inizia a suonare come non ci fosse nient'altro da fare al mondo, o allo stesso modo agguanta il suo pezzo di carne e il suo bicchiere di vino, gioiosamente ingordo come non ci fosse un domani? Non c'è spazio per le pause cervellotiche nel ritmo sovrano della selvatichezza che richiama a una Forza più grande, una forza fatta di armonia più che di concetti: naturalezza creativa, appunto.



“Gli africani selvaggi adorano il serpente 
perché l’intero suo corpo tocca la terra, 
e cosí ne conosce tutti i segreti. 
Li conosce con il ventre, 
la coda, i genitali, la testa. 
È in contatto con la ­Madre, 
si mescola con essa.” 

(Nikos Kazantzakis - Zorba il greco)



Come ho scritto già altrove:


"C'è una forza che spinge ininterrottamente verso l'evoluzione, è la vita più forte di noi e di qualsiasi schema mentale, è la forza viscerale di un istinto che progredisce sempre verso la sua meta più alta. Per cui, meno cervello e più viscere. Le più grandi intuizioni nascono dal cuore, non dalla mente... Comprendere con le viscere non vuol dire tornare a uno stato brado di istintualità irresponsabile, ma vuol dire tornare a "conoscere con il corpo", accordarsi con quella intelligenza cellulare che restituisce potere all'anima selvaggia che scalpita dentro le gabbie anguste delle troppe teorie mentali".





"Zorba", dissi facendomi forza per non afferragli la mano, "Zorba, siamo d'accordo: vieni con me. Ho una miniera di lignite a Creta, sovrintenderai al lavoro degli operai. La sera ci sdraieremo noi due sulla spiaggia - io non ho moglie, né figli, né cani -, mangeremo e berremo assieme. Poi tu suonerai il salterio". 
"Se avrò voglia, hai capito? Se avrò voglia. Lavorare, quanto vuoi; sarò il tuo schiavo! Ma il salterio è un'altra cosa. E' un animale selvaggio, ha bisogno di libertà. Se avrò voglia suonerò; canterò anche; e ballerò lo zeimbekiko, il chassapiko, il pendozali - ma niente trattative, dovrò averne voglia. Patti chiari: se mi costringi, mi hai perso. In queste cose, sappilo, sono un uomo".
"Un uomo? Che cosa vuol dire?"
"Che sono libero"


Zorba incarna la resistenza all'addomesticamento culturale che, invece, invischia lo "scribacchino" in giacca e cravatta il quale sovvertirà presto tutti i suoi valori a contatto con la furia giocosa e tribale del suo futuro compagno di avventure ... Tutti dovremmo avere un compagno di avventure come Zorba il Greco. Il fatto è che... ce l'abbiamo eccome! Ci urla dentro più di quanto noi siamo pronti, forse, ad ascoltarlo, ci scalpita e ridacchia a colpi di tosse, battute impudiche e suon di salterio. Improvvisamente si dimena perché ha voglia di danzare, oppure diventa paonazzo perché ha fame o è preso dal furore di languire tra le braccia della sua donna, audace zingaro senza arte né parte ma con un cuore così grande e pulsante di vita da riuscire ad animare pure le pietre. 



"Ecco la vita da prendere: 
trovare il ritmo assoluto 
e seguirlo con assoluta fiducia"




Quanto prestiamo ascolto a questa voce? Quanto il dionisiaco strepitio di una notte senza stelle e persino senza dio (ammesso e non concesso che esista un dio all'infuori di noi) ci inchioda a testa in su pronti ad ammettere che non c’è nient’altro da ottenere, trattenere, afferrare, possedere? Che ciò che non vediamo non vuol dire che non esiste! Pronti all'ingordigia un po’ infantile ma non superficiale dello sguardo primitivo, la visione sognante e folle eppur così concreta e rudemente amorevole di chi è pronto a morire, a tramontare, a finire, a cedere all'impermanenza del transito di qualsiasi cosa senza darsi troppa pena e, non avendo nulla da perdere, ha tutto. Chiamatelo pure Zorba o Zarathustra, Durga o Tarzan! Chiamatelo come vi piace oppure lasciatelo anonimo e fiutatene la presenza sulla vostra spalla sinistra dove ama sostare il dio ignoto, il Daimon, la voce della vostra anima selvaggia, il richiamo della foresta, quell'arguta padronanza della conoscenza viscerale che fa dire ai Nativi di Pandora "Io ti vedo"




"Io ti vedo", è la splendida dichiarazione d'amore che si scambiano i Na'vi: ovvero, credo a ciò che i sensi mi manifestano; vedo che tu esisti e dunque ti rispetto, cerco di trovare con te un'armonia accettandoti per quello che sei. Non tento di trasformarti in qualcosa di simile a me, ma vengo a incontrarti nel tuo territorio. 

E' sempre questione di sguardi, di visione e di prospettive. Dunque, l
asciamoci sedurre dallo sguardo primitivo e un pò irriverente con cui gli aspetti più inconsueti della realtà si tendono a noi perché vogliono vederci ... vogliono vederci ... danzare. Danzare liberi e irresistibili come un colibrì davanti al suo fiore, libero di essere, autentico nell'inchino allo stato di grazia naturale. 

Il Colibrì è l’uccello più piccolo del mondo eppure il movimento delle ali può raggiungere la sorprendente velocità di 70-90 battiti al secondo e nelle fasi di corteggiamento arriva sino ai 200 battiti al secondo. Nessun altro uccello vivente sul pianeta può battere le ali tanto velocemente.  Il moto delle sue ali forma il simbolo dell'infinito. E' fra gli animali di potere più importanti per i Nativi Americani e simboleggia l'amore per la vita e la gioia di vivere.


"Se vi siete inceppati, danzate, correte, muovete il corpo, sciogliete i legami, respirate potentemente fino a dissolvervi nel vuoto dell’infinito, tremate, ridete, piangete, ruggite, ululate, non addossate agli altri le responsabilità ma abbracciate dell’altro l’anima che vi invita a danzare. Ognuno di noi non è mai solo, ha sempre uno spirito da coltivare e nutrire. Depersonalizzatevi, siate plurali come l’universo. Non prendete tutto in maniera personale, ma limitatevi a prendere tutto. Accogliete ogni esperienza come la vostra più grande benedizione perché tutta la vita non è che una grande esperienza di amore" 

(Tratto da: "Riprendetevi la vostra libertà, l'amore non è un'ancora, l'amore è il mare")



"Ci vuole un po' di pazzia 
sennò non potrai mai 
strappare la corda ed 
essere libero ..." 






"Sono morto come avevo sempre vissuto, 
con l'anima piena di carne
e la carne piena d'anima"






FUORI DAI LUOGHI COMUNI










"Tutto quello che occorre 
per gustare la felicità 
nel luogo e nel momento adatto, 
è un cuore semplice e modesto"





01 agosto 2017

WATERBLESSING, IL POTERE CURATIVO DELL'ACQUA


***L’acqua si scioglie i capelli nelle cascate*** (Ramon Gomez de la Serna)
"Un capolavoro è una sinfonia eseguita dai nostri più raffinati sentimenti. Al magico contatto con il bello le corde più segrete del nostro essere si risvegliano e noi, trasalendo, vibriamo in risposta al suo richiamo. Lo spirito parla allo spirito. Ascoltiamo quello che non è stato detto, contempliamo quello che non si può vedere. Speranze che la paura aveva soffocato, flussi di tenerezza che avevamo timore di riconoscere si offrono nuovamente a noi, arricchiti di uno splendore che non conoscevamo. Il capolavoro è dentro di noi e noi siamo il capolavoro"  (Okakura Kakuzo)


Niente fa vibrare le cellule del nostro corpo più della Bellezza, ma che cosa è la Bellezza? la Bellezza è il ritmo della vita lasciata al suo corso naturale, Bellezza è il ritmo della Natura dove non esistono punti, virgole, due punti, sincopi, allitterazioni, punti interrogativi e  linee parallele, ma solo un ininterrotto flusso di meraviglia, un unico punto esclamativo che dal basso si erge verso l'alto e in tutte le direzioni possibili in una circolarità che contempla qualsiasi piano di esistenza, qualsiasi mondo visibile e invisibile, nell'unica Hybris possibile affinché l'evoluzione continui sulla terra: quella del movimento

"Vado a vedere i confini della terra feconda, l'Oceano, principio degli Dei, e la madre Teti" (Omero, Iliade, XIV, 200-201)

Muoversi, fluire, arrendersi, divenire acqua, fuoco, aria, terra, melma, fango, polvere di stelle, radici, costellazioni, sangue, ossigeno, clorofilla, pioggia, fare spazio all'anima invisibile delle manifestazioni visibili... Sentire con tutte le cellule il macrocosmo che è in noi, universalizzare il corpo perché il nostro corpo, al di là di tutte le apparenze possibili e immaginabili (chittamaya), è comunque uno strumento preziosissimo per la nostra evoluzione e “spiritualizzazione dell'esistenza” ma, soprattutto, per la nostra gioia di vivere che è il contagio più prodigioso da donare a sé stessi e agli altri. 

***Infinitamente grande, infinitamente piccolo...*** Cascate di Novalesa, Val di Susa, Piemonte
Con il nostro meraviglioso corpo siamo mediatori tra la Terra e il Cielo e al tempo stesso co-creatori o “ricreativi” come mi ha suggerito un lettore sulla mia pagina Facebook, grazie al plesso cardiaco e al magnetismo che da questo organo vitale si effonde in modo irresistibile, a volerci solo prestare un po’ della nostra attenzione quotidiana. Braccia e mani sono in un certo senso prolungamenti del cuore, i palmi delle nostre estremità corporali sono l'area più sensibile per attrarre l'energia vitale, prana o Chi come la si voglia chiamare, le dita dei piedi e delle mani sono delle antenne fantastiche per assorbire nutrimento riequilibrante e rinvigorente, continuo e incessante, dalla Madre Terra che - pensate! - proprio delle nostre energie, pur "malate" che siano, ha bisogno perché lei da grande riciclatrice e guaritrice ne fa tesoro. Ne fa humus e sementa. 



Novalesa, Val Susa Foto ©CECILIA MARTINO 
E poi il plesso cardiaco, il cuore ci espande alla dimensione compassionevole dell'unità e del nostro vero sé, il Sé superiore che non agisce per motivi egoistici o personali ma spinto da intuizioni profonde direttamente collegate alla Fonte primaria, la splendente vacuità di cui siamo scintille portatrici di geni rivoluzionari. 

"Uomo, Cielo e Terra sono collegati tra loro ed il cuore è il Maestro" (Huai-nan-tzu)


Possiamo portare avanti la nostra rivoluzione silenziosa aderendo al piano cosmico dell'esistenza, scegliendo di rimanere vigili e attenti in ogni momento della nostra giornata, qualunque cosa facciamo possiamo sentirci ispirati da un Potere più grande, illimitato. E ricavarci sempre del tempo per ascoltarci, ricaricarci magari in luoghi di natura selvaggi, a piedi nudi, a contatto con le forze primordiali che in questi luoghi sono senz'altro più facilmente percepibili, e il nostro corpo ci ringrazierà a tutti i livelli per i benefici immensi che ne ricava. Perché un bagno al mare rende tutti così gioiosi? Non ho ancora mai incontrato qualcuno a cui il mare non piaccia. Il nostro Pianeta, al pari del nostro corpo, è composto per la maggior parte di acqua, per cui si può dire che proprio l'acqua sia l'elemento vitale cruciale, pur nella necessaria armonia con gli altri elementi naturali ovviamente. D'altronde, l'incubazione di ogni vita non avviene forse nell'ambiente umido e cavernoso dell'utero femminile e nel magma lunare del liquido amniotico? Quasi tutti i nostri organi interni "galleggiano" in liquidi e se questi liquidi non fluiscono si creano i principali problemi di salute. Il movimento primario per la salute a livello sia personale che cosmico, terrestre è il fluire


Riprendersi il contatto profondo con l'acqua vuol dire tante cose, vuol dire la cura di mantenersi sempre in movimento, di non ristagnare, vuol dire il coraggio di immergersi nei propri abissi per ritrovare le proprie radici e ripristinare il dialogo perduto con l'anima e con i propri avi e antenati, vuol dire innaffiare con pazienza e fiducia le radici dell'Albero della Vita. Le radici umide immerse nelle viscere terrestri fertilizzano quella Forza pulsante di vita, che è Forza Cosciente, spingendola dove è più necessaria l’opera di “fluidificazione”: qualsiasi nascita avviene nel bagnato, basta pensare al parto. Cerchiamo di non rimanere all'asciutto troppo a lungo! Fuor di metafora, non arrendiamoci al movimento che ci rende forze universali incaricate di vivere intensamente la propria missione, qualunque essa sia. E se non sapete quale sia la vostra missione, ricordatevi che già il fatto di essere qui su questa Terra vi rende “missionari” del fare anima: prendete qualunque cosa vi ispiri e fatene poesia, siate i narratori della vostra storia e non di quella di nessun altro, mantenete alte le vostre vibrazioni d’amore in qualsiasi forma l’amore vi risuoni, mettete da parte giudizi e aspettative per quanto vi sia possibile e poi, arrendetevi! SURRENDER. Come sempre amo dire, tutto il resto avverrà per complicità universale, perché … “Il capolavoro è dentro di noi e noi siamo il capolavoro". 





Possiamo tenere l'acqua che scorre 
dentro il palmo di una mano? 
Fidiamoci dell'incanto che ci vuole 
potentemente vigili 
sull'orlo della splendente vacuità delle cose. 
Non attacchiamoci a niente, siamo già tutto. 
Siamo soulful, letteralmente "pieni d'anima" 






FUORI DAI LUOGHI COMUNI






"E' importante mantenere sempre la terra smossa, 
l'onda schiumosa e l'emozione viva. 
L'Universo intero si muove: 
e noi non possiamo rimanere fermi"
(P.Coelho)