Canne al vento

Canne al vento
"Mi piego ma non mi spezzo" (Jean De La Fontaine)

20 aprile 2016

WESAK: COSA SIGNIFICA E COME SI CELEBRA


La via non è nel Cielo, la via si trova nel Cuore (Buddha)
Era la notte del plenilunio nella costellazione del Toro quando il Buddha morì, nell’anno 483 avanti Cristo. L’Illuminato raggiunse la soglia del Nirvana – la grande liberazione che interrompe il ciclo delle reincarnazioni terrene – ma mentre stava per varcare quella soglia, voltandosi indietro vide la sofferenza del genere umano e, mosso da profonda compassione, non riuscì a proseguire. Pronunciò dunque un solenne giuramento: ogni anno, nel momento esatto del plenilunio nella costellazione del Toro, egli sarebbe tornato sulla terra a portare la sua benedizione a tutta l’umanità, incoraggiandone l’evoluzione spirituale. 

Il momento esatto di questo prodigio astrale cade nel periodo in cui il Sole attraversa la costellazione del Toro, giorno in cui nella valle del Wesak, in piena regione himalayana al cospetto della montagna sacra Kailash, migliaia di persone giungono da India, Tibet e Nepal per partecipare alla cerimonia, detta del Wesak (nota anche come Buddha Purnima o Luna Piena di Buddha). Un rituale questo, che da 2500 anni viene celebrato nel mondo buddista e che, sconfinando nel tempo al di là di ogni specifica confessione religiosa, è diventato un evento planetario. 

La posizione segreta in cui si adunano i partecipanti al rituale si fa scudo del monte Kailash, uno dei luoghi più sacri della terra, meta di pellegrinaggi che hanno dello straordinario, impegnando mesi e mesi di viaggio con difficoltà climatiche non indifferenti, proprie dell’Himalaya in generale. Un angolo di mondo questo, talmente inusuale in tutto e per tutto da sfidare qualsiasi scetticismo riguardo a certa geografia mistica che regola per altre vie le energie del nostro pianeta. (In parte simile ai paesaggi himalayani che ho sperimentato viaggiando in Ladakh). 


La pace viene da dentro, non cercarla fuori (Buddha)


La cerimonia del Wesak riunisce in preghiera fedeli, mistici, grandi asceti e chiunque senta l’esigenza di connettersi un po’ più da vicino con il proprio spirito. Il culmine del rituale è la manifestazione del Buddha attraverso un bagliore di luce intensa che durerebbe otto minuti, complice forse la luna piena o chissà quale altra maestria della natura. In ogni caso, si può soltanto immaginare la bellezza spontanea del monte Kailash avvolto nell’abbraccio lunare, con il sottofondo di preghiere ad altitudini ardite che quasi lo impongono il rallentamento del pensiero. 

Ogni anno, dunque, durante la prima luna piena nel periodo in cui il Sole attraversa la costellazione del Toro (nel 2016 cade il 22 Aprile, nel 2017 il 10 maggio), migliaia di persone raggiungono la valle himalayana per attendere con grande atteggiamento devozionale la manifestazione del Buddha. Ma questa adunanza si celebra a livello mondiale anche a distanza: tanti sono gli eventi organizzati in occasione del Wesak in ogni parte del mondo, prevalentemente incontri di meditazione collettiva per amplificare gli effetti benefici di questa particolare "giornata della Luce", connettendosi con le vibrazioni dei grandi maestri ascesi e di tutti i devoti presenti in loco o sparsi in ogni dove a celebrare il Wesak. 


Te stesso, così come ognuno nell'intero universo, merita il tuo amore e il tuo affetto (Buddha)
Come ogni montagna sacra della Terra (Machu Picchu in Perù, Belukha in Siberia, Monte Olimpo in Grecia, lo Sri Pada in Sri Lanka tanto per citarne alcuni), anche il monte Kailash ha una intima simbologia legata all’Axis Mundi, il centro dell’uomo, l’albero della vita, la spina dorsale dell’Universo. (Qui ho raccontato la mia scalata in notturna dello Sri Pada, noto anche come Picco di Adamo).

Ciascuno può immaginare di innalzare e contemporaneamente espandere (disegnando pertanto un invisibile movimento a croce) la propria energia vitale dalla base della colonna vertebrale portandola fino alla sommità del capo, percependo il proprio corpo fatto di terra, acqua, aria e fuoco. In tal modo, aderendo alla sostanza impermanente di tutte le cose, si realizza l’essenza della
vacuità che fu così cara al Buddha, vacuità che non sta per vuoto nichilistico ma puro spazio dinamico colmo di luce, essenza luminosa, coscienza chiarificata dalla recisione degli attaccamenti (i veli di Maya), in una parola: amore. (Approfondisci: Il folle divino, la meditazione e il profumo della luna


Non c’è una via per raggiungere la felicità. La felicità è la via (Buddha)
Uno dei momenti principali del Wesak è quello dedicato alla recitazione del testo noto come Grande Invocazione. Puoi leggerlo qui, alla fine del racconto dedicato al mio primo Wesak torinese con Giuditta Dembech. 



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