Canne al vento

Canne al vento
"Mi piego ma non mi spezzo" (Jean De La Fontaine)

08 luglio 2017

ALLUNAGGIO! COSA CHIEDERE ALLA LUNA PER FARCI UN REGALO "SALVAVITA"



Il Plenilunio è un momento carico di possibilità. Se si ha la pazienza e la cura di accordarsi con i ritmi naturali del cosmo di cui facciamo parte, non si tarderà a percepire l'enorme magma fluido delle risorse interiori che ciascuno/a di noi possiede. Ogni "passaggio" dei grandi fenomeni naturali è un momento denso di possibilità: l'alba e il tramonto, l'aurora boreale, l'alta e la bassa marea, persino la terra che trema. E' il movimento di cui non si può fare a meno per ... evolvere. Per espanderci e diventare vaste/i, come l'universo. D'altronde, non c'è nessun luogo esterno che non sia un luogo della psiche che noi abitiamo più o meno inconsapevolmente. "Come sopra, così sotto" di Ermete Trismegisto è una delle più sintetiche e incisive massime a cui varrebbe la pena concedere attenzione in ogni momento delle nostre vite. Che sta anche per "come dentro, così fuori". 


Nella fase della sua massima visibilità, la Luna è pronta ad abbracciarci in un ruggito che ha molto a che vedere, anzi tutto, con il "richiamo della foresta", quella nostalgia di casa da cui spesso rifuggiamo, per paura del dolore e di andare a fondo a quella tristezza, malinconia o sobrietà di esistere, per paura di assumerci responsabilità che ci riguardano nell'intimo e riprenderci in mano la vera libertà. Sapete che unica responsabilità abbiamo? Quella di splendere, nei momenti di piena come in quelli di vuoto, nei momenti delle altitudini come in quelli di caduta, nei momenti in cui ci sentiamo Wonder Woman come in quelli in cui a malapena ci sentiamo. Accogliere ed amare la vulnerabilità propria del femminino è il primo ma forse anche l'unico passo a cui affidare il nostro ululato più intimo. 



Vulnerabilità  che non è debolezza piuttosto la maestria che abbiamo congenita nel sangue (mestruale e non) a una resilienza più grande: quella dell'arrendevolezza ai cambiamenti, all'eterno fluire delle cose. Al Surrender, la resa, l'abbandono, tutti sinonimi di "Morte". Arrenderci alla morte è restituire vita alla nostra vita. E' restituirci l'integrità e l'abbondanza nutrendo il sopra con il sotto, la luce con l'ombra per rimanere nel linguaggio del Trismegisto. Hillman parlerebbe di Daimon e Jung di Ombra, i Greci di Ade, Caronte e dello Stige, gli Egiziani di Anubi, Osiride e Thot, gli indiani di Durga, Rudra o Kali (gli "aspetti terrifici" delle divinità), e via dicendo. Scegliamo pure il linguaggio che ci fa maggiormente vibrare e ci risuona di più ma, soprattutto, scegliamo di "far parlare il corpo" bandendo teorie e concetti e restituendoci alla verità di carne, pelle e sangue, di organi, visceri e respiri. Se lo Spirito si è "fatto carne" un motivo ci sarà. La Donna Scheletro della fiaba magistralmente raccontata da Clarissa Pinkola Estés si rimpolpa mediante il cuore-tamburo dell'amante- pescatore che l'ha tirata fuori dagli abissi, la lacrima della compassione che scende sulla guancia di lui durante la notte e il respiro dei loro corpi uniti, pelle a pelle. Quale metafora più accattivante del matrimonio mistico, dell'unione degli opposti, dell'interezza da ricomporre prima di tutto dentro di noi sposandoci con i nostri demoni-amanti!  Il "fare anima" non può che passare attraverso la materia, per smaterializzarla, renderla evanescente come il riflesso della luna sull'acqua. 

Essere come acqua che scorre, multiformi e aperte alla trasformazione, pronte a morire ogni giorno a ciò che ci fa più comodo e abbracciare la nostra natura lunescente che ci apre al  Mistero e all'Ignoto. In questa foto sono davanti al Rio Santiago, uno degli affluenti del Rio delle Amazzoni, in Ecuador

Alla Luna Piena - ma anche alla Luna Nuova e alla luna nelle sue fasi crescenti e calanti - chiediamo pertanto di splendere come lei, di inabissarci come lei, facciamoci accogliere dall'anima selvaggia che scalpita per donarci integrità e abbondanza a tutti i livelli dell'essere. Ricordiamo le parole di Clarissa Pinkola Estés. 

Siamo pervase dalla nostalgia 
per l'antica natura selvaggia... 
Ci hanno insegnato a vergognarci 
di un simile desiderio... 
Ma l'ombra della Donna Selvaggia 
ancora si appiatta dietro di noi, 
nei nostri giorni, nelle nostre notti. 
Ovunque e sempre, l'ombra che ci trotterella dietro 
va indubbiamente a quattro zampe 

(Donne che corrono coi lupi)

Torino, Parco del Valentino Foto ©CECILIA MARTINO

Non è sulla debolezza che bisogna concentrarsi, ma sulla forza di cui disponiamo, una forza interiore che abita il corpo fisico, alimenta i sentimenti e permea i pensieri. Meno condizionamenti lasciamo agire, più questa Forza si attiva in noi, senza sforzo appunto. E’ una forza vitale e cosciente che agisce attraverso di noi, e non malgrado noi.

Come ho già scritto altrove:

"C'è una forza che spinge ininterrottamente verso l'evoluzione, è la vita più forte di noi e di qualsiasi schema mentale, è la forza viscerale di un istinto che progredisce sempre verso la sua meta più alta. Per cui, meno cervello e più viscere. Le più grandi intuizioni nascono dal cuore, non dalla mente... Comprendere con le viscere non vuol dire tornare a uno stato brado di istintualità irresponsabile, ma vuol dire tornare a "conoscere con il corpo", accordarsi con quella intelligenza cellulare che restituisce potere all'anima selvaggia che scalpita dentro le gabbie anguste delle troppe teorie mentali".

E ancora:

"Eccoli, i nuovi nomi, i Numina del mio femminile sacro. Eccola, mi sono detta, la forza del mio essere donna (THA): quella luna che a volte si vede a volte no. La forza della mia debolezza, l’amazzone al galoppo. Amazzone magari ferita, ma libera di ascoltare il vento. Ed eccola, la forza del mio essere uomo (HA) – no, nessun supereroe: quel compagno che lascia essere la sua donna incontenibilmente se stessa, senza alcuna pretesa, timore o speranza, quell'ardore che mantiene in vita i sogni di lei e non il fuoco che li incenerisce, la forza di volontà che sostiene l’incedere creativo e irrazionale della sua controparte femminile. La bellezza degli amanti divini eternamente congiunti nell'abbraccio erotico: non hanno altro a cui tendere se non l’abbraccio che li fonde". (Tratto da Cecilia Martino, Quando ho scoperto di essere donna)

Luna Piena sul Mar Ionio, Bianco (RC) Foto ©CECILIA MARTINO

L’unico ateismo possibile è quello di non credere più a questa forza, all'anima umana dentro al corpo umano che spiritualizza la vita e consente di deificarla in ogni suo aspetto. Non esiste alcun dio all'infuori di noi. Il divino è immanente ad ogni cosa. Se non crediamo in dio vuol dire che non crediamo in noi stesse/i ed è questa fiducia in noi stesse/i che dobbiamo recuperare e potenziare al massimo livello. Siamo qui per progredire, e l’unico progresso possibile è tornare a nutrirci del nutrimento divino dell’amore. Divino sta per invisibile, spirituale, animico. Per tutto quello che, nell'ombra, preme per venire alla luce nel fluire incessante del cambiamento di cui la Luna è regina e simbolo supremo con le sue fasi cicliche. 

Lasciamoci nutrire dalla Luna, maestra di alchimia trasformativa, durante i Pleniluni, i Noviluni e ogni santo giorno della nostra vita. Torniamo con lei alle origini più ancestrali di noi. Quale luogo è più originario dell'anima? Facciamoci un regalo, torniamo ad essere davvero originali!

Essere originali è lasciarsi ispirare costantemente dall'origine delle cose, dalla loro essenza, dall'Anima, appunto, è essere entusiasti (entusiasmo, dal greco: [en] dentro [thèos] dio. Il dio dentro) e, pertanto, liberi. E’ essere credibili, senza fare nemmeno nulla di così eclatante. La vera originalità non è esibizionismo ma irrefrenabile spinta a trasformare tutta la propria vita in un’opera d’arte fin nei minimi dettagli, senza escludere niente, nemmeno le incombenze della vita quotidiana.

Si può scegliere un ideale da perseguire nella vita o di fare di tutta la vita il proprio ideale. Io vi consiglio la seconda strada, con l’augurio di sempre: "che tutto in Te sia gioia, questa è la tua meta" (Sri Aurobindo)


NUT: la Dea egizia del cielo notturno ci rammenta di aprirci ai misteri della vita e all'inconoscibile, e di fidarci del fatto che un flusso superiore ci porterà ciò di cui abbiamo bisogno. (Bellissima nella sua posizione - sembra una asana di yoga - a ponte rovesciato! E dal suo seno partorisce le stelle ...) 

Poggiando le punte delle dita e dei piedi sulla terra
si inarcò nella sua bellezza cosmica,
creando la volta celeste.
Le lacrime che uscirono dai suoi occhi
divennero il Nilo.
Le stelle brillando di luce smeraldina
si disposero seguendo la forma del suo corpo,
la parola bellezza posta come un glifo
tra le sue sacre corna.

La terra sta come un nido fra le sue cosce,
quando ogni mattina partorisce il sole,
ed ogni sera lo prende di nuovo dentro i sé,
come ogni mortale che ritorna a lei,
quando è terminata la durata della sua vita.
La sua immagine stellata è la volta di ogni tomba,
riprodotta nel sarcofago dove il morto riposa,
quando lei si sporge dal celeste sicomoro
per placare la sete di vita nell'aldilà.

(Inno citato da M. Stone 
nella traduzione italiana 
di Luciana Perkovich, 
da Il Cerchio della Luna)

Consigli di letture... lunari

SPLENDIDO VIDEO DI HINDI ZHARA 

Conoscete Hindi Zhara? 
Ve la racconto un po' qui: 





The moon is full for you and I
The moon is full for you and I
Birds are flying high

Birds are flying high

This is the beginning of an endless love
And we know it now
This is the beginning of a brand new life
With an open heart
I will tell it to the moon
And sing it to the sky
I know that the best thing is you and I

The moon is full for you and I
The moon is full for you and I
Birds are flying high
Birds are flying high
Roses of May
The sky of June

When April sings for the summer afternoon
You took me there with songs and lullabies
You saved my soul from drowning in the night






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